Aleandro Giuseppe Libano
“Giacinto Scelsi – Alla ricerca di un nuovo linguaggio musicale”
Relatrice: Prof.ssa Maria Teresa Arfini (Università Roma Tre)
Correlatore: Prof. Matteo Giuggioli (Università Roma Tre)
Motivazione per l’assegnazione del premio
La tesi prende in esame la produzione per pianoforte di Giacinto Scelsi (Rotativa, 4 Poemi e Suite IX, Ttai). Dopo un inquadramento sulla formazione e le prime esperienze all’estero (Rotativa) il lavoro esamina una delle prime composizioni successive alla crisi psico-fisica che bloccò Scelsi per alcuni anni, indagando sia gli scritti di questo periodo, e il particolare pensiero scelsiano, sia la suite Ttai, una tra le ultime composizioni per pianoforte solo.
Nel complesso la tesi, ben approfondita e articolata, affronta argomenti ancora poco studiati con un approccio di natura molteplice, che costantemente mette in relazione l’analisi della partitura con il pensiero e con l’esperienza di vita del compositore. Si tratta dunque di un lavoro per molti versi innovativo, che dimostra al contempo una sicura padronanza della metodologia di ricerca.
Abstract
La figura di Giacinto Scelsi (Arcola, 1905 – Roma, 1988) è tra le figure più controverse tra i compositori del secolo scorso. C’è chi, tra i suoi adepti, lo ha definito un genio e chi, soprattutto dopo la sua morte, non ha perso tempo a definirlo un impostore. Sta di fatto, che Scelsi, seppur faticosamente inquadrabile dal punto di vista canonico, assume un posto di rilievo nel panorama musicale del Novecento, in quanto fautore di uno stile linguistico musicale personalissimo. La sua opera compositiva si articola in due fasi. La prima è quella che accompagna la sua formazione continua, molto influenzata dalle correnti culturali dell’epoca, con particolare riferimento a Debussy, Skrjabin e Berg. A seguito di una crisi che gli causerà quattro anni di sterilità compositiva, ritorna a comporre nel 1952 e formulerà un procedimento compositivo del tutto personale, fatto di meditazione, improvvisazione, registrazione su nastro magnetico e di trascrizione dell’improvvisazione affidata a collaboratori. La svolta nella sua produzione è dovuta soprattutto al suo avvicinamento progressivo alle culture orientali, iniziato in verità sin da giovanissimo: l’interesse di Scelsi per la teosofia, l’antroposofia di Steiner e lo yoga, porta ad un nuovo metodo compositivo. Ora, dopo essersi dedicato ad operazioni di sintesi dei metodi compositivi già esistenti nel XX secolo, si concentra a comporre musica vicina alle sue “visioni” di suoni cosmici, grazie alla meditazione. Da qui, l’idea di compositore come medium o messaggero della sfera divina. D’ora in avanti per Scelsi non è la coscienza a fornire le leggi della composizione, portando ad una sorta di desoggettivazione del compositore. Mettendo da parte il proprio ego con la meditazione e lo yoga, riesce ad esplorare il suono cosmico. Addirittura, nel suo saggio In Son et Musique Scelsi fa riferimento ai Deva. I Deva sono le forze cosmiche che nell’induismo regolano l’universo, ed hanno uno scopo benefico. Attraverso i suoni, trasmettono vibrazioni che inducono trasformazioni positive a livello psichico, morale e spirituale negli individui. In virtù di queste concezioni, si può intuire il perché Scelsi non è stato mai visto di buon occhio dall’accademismo italiano. Ad ogni modo, non abbandona il concetto tradizionale di opera, fatta e finita, rendendo ancora più difficile un accostamento con altri autori. In questa tesi, si delineano brevemente la figura di Scelsi e si descrivono in particolare tre opere, appartenenti alle due fasi della produzione di Scelsi, Rotativa, che ha segnato il suo successo internazionale, Quattro Poemi, che mostra bene le influenze di Berg e Skrjabin, e la Suite IX per pianoforte, la prima vera opera della seconda fase, mettendo in luce le differenze ed i riferimenti alla cultura orientale. Inoltre, vengono trattati i suoi scritti e il nuovo metodo compositivo, con le sue influenze orientali e le critiche che gli sono state mosse.
The figure of Giacinto Scelsi (Arcola, 1905 – Rome, 1988) remains one of the most controversial among the composers of the twentieth century. Some of his admirers have hailed him as a genius, while others—particularly after his death—have been quick to dismiss him as an impostor. Nevertheless, despite the difficulty of placing him within conventional musical categories, Scelsi occupies a significant position in twentieth-century music as the creator of a highly distinctive musical language. His compositional output can be divided into two main phases. The first coincides with his formative years and reflects the strong influence of the major cultural currents of the time, particularly those associated with Debussy, Scriabin, and Berg. Following a profound personal crisis that resulted in four years of compositional silence, Scelsi resumed composing in 1952 and developed an entirely personal creative process based on meditation, improvisation, tape recording, and the transcription of his improvisations by collaborators. The decisive turning point in his artistic development was largely due to his gradual engagement with Eastern cultures, an interest that had, in fact, begun in his youth. Scelsi’s fascination with Theosophy, Steiner’s Anthroposophy, and yoga led him to adopt a radically new compositional approach. Having previously explored and synthesized the principal compositional techniques of the twentieth century, he now sought to create music that reflected his “visions” of cosmic sound, accessed through meditation. From this emerged his conception of the composer as a medium or messenger of the divine sphere. From this point onward, Scelsi no longer regarded conscious intention as the source of compositional principles, giving rise to a process of depersonalization of the composer. By setting aside the ego through meditation and yoga, he believed it possible to experience and explore cosmic sound. In his essay In Son et Musique, Scelsi even refers to the Devas—cosmic forces in Hinduism that govern the universe and act for the benefit of humanity. Through sound, these beings transmit vibrations capable of bringing about positive psychological, moral, and spiritual transformations in individuals. In light of these ideas, it is easy to understand why Scelsi was never fully embraced by the Italian academic establishment. At the same time, however, he never abandoned the traditional concept of the musical work as a complete and finished object, making comparisons with other composers even more challenging. This thesis outlines the figure of Scelsi and examines three representative works spanning both phases of his compositional career: Rotativa, the work that established his international reputation; Quattro Poemi, which clearly reveals the influence of Berg and Scriabin; and Suite No. IX for piano, the first truly representative work of his second compositional period. Through these works, the thesis highlights both the stylistic differences between the two phases and the growing influence of Eastern thought. Finally, it discusses Scelsi’s writings, his innovative compositional method, its Eastern philosophical foundations, and the criticisms that have been directed at his work.
