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LA STORIA

La Fondazione Bice, Oscar e Giulio Cesare CASTELLO

La Fondazione trae origine dal testamento di Giulio Cesare Castello, giornalista, critico cinematografico e teatrale, nonché traduttore, saggista e attore italiano deceduto in data 4 luglio 2003. La Fondazione ha l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale e di formazione universitaria e post-universitaria. Si propone, nello svolgimento della propria attività istituzionale, di premiare ogni anno giovani studiosi e studiose con borse di studio destinate ad attività di ricerca nei vari ambiti delle arti performative e figurative. Inoltre, ogni anno organizza il concorso “Giulio Cesare Castello” per premiare le quattro migliori tesi magistrali e la migliore tesi di dottorato in materie attinenti allo spettacolo e alle arti in tutti gli ambiti di interesse della Fondazione (cinema, televisione, media, new media, fotografia, musica, arti figurative, musei, teatro di prosa, teatro lirico, balletto, operetta). Dal 2023 la Fondazione ha istituito la collana “Visual and Performing Arts” presso la casa editrice dell’Ateneo Roma Tre Press diretta dalla Presidente della Fondazione, dal Consiglio Direttivo, con un Comitato scientifico composto sia da tutti i professori e le professoresse ordinari della Sezione DAMS del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, sia da colleghi e colleghe del mondo delle arti internazionale.

GIULIO CESARE CASTELLO

Il profilo di Giulio Cesare Castello viene tracciato dalla penna autorevole di Francesco Savio nel terzo volume della storica Enciclopedia dello Spettacolo (Unedi-Unione Editoriale, Roma 1975, p.199):

Giornalista, critico drammatico e cinematografico e regista teatrale italiano, nato a Genova l’11 agosto 1921.
Laureato in lettere, entrò in giornalismo nel 1945 quale redattore del «Secolo liberale» di Genova. Formatosi nel gruppo genovese che diede vita alla rivista teatrale «Sipario» e ai primi tentativi per una stabile d’arte (condirettore e regista [1947] del Teatro Sperimentale Luigi Pirandello e del Teatro d’Arte della città di Genova), portò nella critica drammatica e cinematografica, esercitata largamente su  quotidiani («Secolo liberale»;  «Secolo XIX» [solo critica drammatica] e periodici italiani («L’Elefante»; «Sipario» » [solo critica drammatica]; «Settimo giorno» » [solo critica drammatica]  e talora stranieri  («Revue Théâtrale»), un lucido equilibrio e una rigorosa sistematicità, sensibili anche  nell’indirizzo da lui impresso al quindicinale «Cinema» di cui fu critico cinematografico (novembre 1952-dicembre 1954), condirettore responsabile (dal giugno 1954), direttore (ottobre-novembre 1954). Ha curato il volume del Teatro di Anouilh (Milano 1949) e ha tradotto lavori teatrali di Caldwell, Aymé, Salacrou, L. Helmann, Raynal, Lindsay e Crouse, G. Greene, Cronin, ecc. È stato più volte membro della giuria per i nastri d’argento e, nel ’53, a Venezia, della giuria per i documentari.
Collaboratore della RAI (anche come regista radiofonico), ha curato alcune regie per il  Piccolo Teatro di Genova: Leocadia di Anouilh (marzo 1951, poi ripresa nel febbraio 1955, in nuova edizione, presso il Piccolo Teatro di Trieste); Il Ballo dei ladri (dicembre 1951); Svolta pericolosa di Priestley (gennaio 1952); Bobosse di Roussin (aprile 1952); Saul di Alfieri (agosto 1952), nel sagrato di Santa Maria Assunta in Carignano (cfr. Saul: documentazione di una regia, in Almanacco dello spettacolo italiano, Roma 1953); Il Caso Pinedus di Paolo Levi (novembre 1954). Ha inoltre curato la regia del Don Giovanni di Mozart (Genova, Teatro Carlo Felice, marzo 1952, nuovo allestimento).

Savio conclude la sua “voce” affermando che Castello è stato redattore del primo volume e collaboratore dell’Enciclopedia dello Spettacolo. Offre infine un minuscolo elenco dei suoi principali saggi.
Castello si è sempre mosso in un ambito interdisciplinare e intermediale, passando dal teatro al cinema e alla radio, travalicando costantemente i confini nazionali. La sua intensa attività radiofonica è ancora in buona parte da ricostruire: negli anni settanta e ottanta è autore di svariati programmi e di moltissime recensioni.  La sua imponente esperienza di critico e storico del cinema si svolge prevalentemente sulle riviste «Cinema» (1948-1954), «Bianco e Nero» (1948-1969), «Il Punto» (anni ’50-’60) estendendosi anche a testate straniere. Alla moltitudine dei suoi articoli e recensioni sui periodici si aggiungono monografie, cure di mostre, volumi collettanei e numeri monografici di riviste sul cinema italiano e internazionale. Si segnalano in particolare:

Il cinema neorealistico italiano, Edizioni Radio italiana, Torino 1956, pp. 116. Il volume è stato ripubblicato nel 1960 e nel 1962. È stato tradotto in lingua brasiliana: El cine neorrealista italiano, Editorial Universitaria di Buenos Aires, Buenos Aires 1962, pp. 59.

William Holden, Sedit, Milano 1956, pp. 63.

Il divismo. Mitologia del cinema, Edizioni Radio italiana, Torino 1957, pp. 601. Traduzione in lingua ungherese: Az isteni sztárok: a film mitológiája, Gondolat, Budapest 1972, pp. 307.

Augusto Genina (1892-1957), Mostra a cura di Giulio Cesare Castello, organizzata dalla Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia e dalla FIAF, La Biennale di Venezia, 1959, pp. 65.

Retrospettiva dei migliori film presentati alla Mostra di Venezia dal 1932 al 1939, a cura di Giulio Cesare Castello e Claudio Bertieri, «Bianco e Nero», a. XX, n. 8-10, agosto-settembre-ottobre 1959, pp. 259; riproposto come volume autonomo con il titolo Venezia 1932-1939. Filmografia critica, Collana di studi, ricerche e documentazioni del Centro Sperimentale di Cinematografia, Edizioni di Bianco e Nero, 1960, pp. 260.

Erich von Stroheim (1885-1957), «Bianco e Nero», a. XX, n. 2-3, febbraio marzo 1959, pp. 152; riproposto come volume autonomo con il titolo Von Stroheim, Testi e documenti per la storia del film, Edizioni di Bianco e Nero, 1959, pp.154 (Castello firma il testo introduttivo intitolato Prospettiva su Stroheim).

Visconti, «Temas de cine», n. 20, Madrid 1962, pp.  58.

Nascita del cinema sonoro negli Stati Uniti d’America (1926-1932), catalogo della retrospettiva a cura di Giulio Cesare Castello, XXIII Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Venezia 1962, pp. 64.

Rouben Mamoulian, numero speciale di «Bianco e Nero», a. XXV, n. 3, marzo 1964, pp. 74;  riproposto come volume autonomo con il titolo Rouben Mamoulian. I suoi film e i suoi critici, Collana di studi, ricerche e documentazioni del Centro Sperimentale di Cinematografia, Edizioni di Bianco e Nero, 1964, pp.74.

Louis Jouvet. Il cinema e l’arte dell’attore, Aiace, Roma 1972, pp. 14.

Nel risvolto di copertina del suo volume più corposo e importante, Il divismo. Mitologia del cinema, risalente al 1957, il profilo di  Castello è così descritto:

Personalità notissima nel campo dello spettacolo. Saggista, critico drammatico e cinematografico (fra l’altro ha diretto «Cinema»), regista, è attualmente titolare della cattedra di Storia del Cinema presso il Centro Sperimentale di Roma, critico cinematografico del settimanale «Il punto», membro del comitato di redazione di «Bianco e Nero», corrispondente della «Neue Zürcher Zeitung» e della «Revue théâtrale» […]. Ha collaborato, tra l’altro, ad importanti opere a carattere antologico ed enciclopedico e ai maggiori periodici italiani e stranieri. Ha fatto parte di numerose giurie nazionali ed internazionali ed è membro della Commissione aggiudicatrice dei premi per i film a lungometraggio, fa parte dell’Accademia Linguistica di Belle Arti.

A testimonianza della sua attività didattica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, si trova una singolare pubblicazione intitolata Storia del cinema, vol. I: Il cinema muto, Appunti dalle lezioni a cura degli allievi, Centro Sperimentale di Cinematografia, Roma, 1958, pp. 121.
Da segnalare, infine, che negli anni sessanta e settanta Castello ha fatto rapide apparizioni  nei seguenti film:
Partner (1968) di Bernardo Bertolucci.
Agonia di Bernardo Bertolucci, ep. del film collettivo Amore e rabbia (1969).
Il comune senso del pudore (1975) di Alberto Sordi.
Tutti possono arricchire tranne i poveri (1976) di Mauro Severino.

Nel 1999 l’Università degli Studi Roma Tre, su proposta di Lino Micciché, ha acquisito la sua ricchissima biblioteca. Nello stesso anno Castello ha redatto il proprio testamento, lasciando all’Università la parte restante dei libri posseduti e la consistente  discoteca, oltre al patrimonio composto da titoli e conto corrente, al fine di istituire la Fondazione “Bice Oscar e Giulio Cesare Castello”, a cui avrebbe dovuto sovraintendere Micciché, con l’intento di progettare ricerche e attribuire premi alle migliori tesi di laurea attinenti lo spettacolo teatrale, cinematografico, musicale, radio-televisivo.
Alla morte di Castello, avvenuta a Roma il 4 luglio 2003 è seguita quella di Micciché, il 30 giugno 2004. La Fondazione viene costituita nel 2009 e sta attualmente promuovendo, oltre a una vasta gamma di iniziative culturali, la raccolta e la pubblicazione degli scritti critici di Castello e Micciché, sparsi su quotidiani e periodici.