Chiara Casarin
“Edizione dei concerti per violino e orchestra in trasmissione manoscritta di Giuseppe Tartini”
Relatore: Prof. Sergio Durante (Università degli Studi di Padova)
Correlatrice: Prof.ssa Vincenzina Caterina Ottomano (Università Ca’ Foscari Venezia)
Motivazione per l’assegnazione del premio
La tesi di dottorato di Chiara Casarin è dedicata all’edizione critica di 26 concerti per violino e orchestra in trasmissione manoscritta di Giuseppe Tartini. Il lavoro, svolto con esemplare rigore metodologico e con intelligenza critica, illumina la produzione giovanile del compositore istriano, offrendo un contributo rilevante alla storia della musica strumentale del Settecento italiano. Le fonti, l’apparato critico e i testi notati sono illustrati con chiarezza e messi in relazione tra loro con proprietà di linguaggio e originalità.
Abstract
La dissertazione restituisce l’edizione critica di ventisei concerti per violino e orchestra d’archi, in trasmissione manoscritta, di Giuseppe Tartini. Si tratta del primo studio tartiniano a occuparsi di un corpus di composizioni manoscritte così ampio, da una prospettiva descrittiva, analitica, critico-filologica e storiografica. La tesi deriva da un progetto di ricerca a tema vincolato, che ha determinato i due criteri di selezione del repertorio: la supposta datazione dei concerti al “primo periodo” creativo (1721-1735) di Tartini, individuato da Minos Dounias (1935) e la trasmissione manoscritta delle composizioni. L’influente periodizzazione di Dounias non è mai stata messa in discussione dagli studiosi tartiniani, che l’hanno accolta malgrado sia il risultato di un’analisi stilistica priva di riscontri storici confermati. Inoltre, è evidente che il musicologo abbia applicato al caso Tartini una narrazione storiografica ricalcata, più o meno forzatamente, su quella beethoveniana. Per queste due ragioni, si è ritenuto opportuno far muovere la ricerca, articolata in quattro capitoli, proprio da una verifica del lavoro di Dounias, attraverso l’analisi materiale, codicologica e cronologica dei 102 testimoni manoscritti dei concerti.
Il primo capitolo esamina in quattro paragrafi altrettanti temi trasversali a tutti i ventisei concerti. Il primo paragrafo offre una descrizione formale dei concerti mentre il secondo presenta una recensio dei tredici fondi che conservano i testimoni manoscritti. Particolare attenzione è rivolta alle collezioni della Bibliothèque nationale de France, che è possibile datare con precisione e, in parte, rimandare a una filiazione diretta dagli autografi tartiniani. Il terzo paragrafo analizza i testimoni d’autore, proponendo una nuova tassonomia (autografi “pubblici” e “privati”) alla luce di recenti sviluppi della filologia genetica musicale. Il quarto paragrafo affronta il tema dei “motti” tartiniani, aprendo a questioni interpretative e genetiche.
Il secondo capitolo contiene i criteri editoriali e redazionali dell’edizione e i testi dei concerti, accompagnati, nel terzo capitolo, dall’apparato critico articolato in due sezioni: la descrizione e la critica dei testimoni e l’elenco delle varianti. Il quarto capitolo ricostruisce i discorsi storiografici coagulatisi attorno a Tartini dal 1768 a oggi, utili a problematizzare le visioni unitarie e culturalmente orientate – come quella di Dounias – che si sono stratificate sulla sua biografia e sulla sua produzione.
In conclusione, la dissertazione raggiunge molteplici avanzamenti restituendo innanzitutto un testo autorevole dei ventisei concerti selezionati e discutendo la tassonomia storiografica del “primo periodo” compositivo di Tartini. Inoltre, essa adotta un approccio metodologico alternativo, basato sull’analisi materiale, che consente nuove valutazioni del fondo parigino e degli autografi, indagati entrambi per la prima volta in prospettiva genetica. Infine, il discorso storiografico ricostruisce il sostrato di connotazioni e valori, culturalmente orientati, che hanno influenzato gli studi recenti, consentendo così di superare la visione diffusa e semplicistica di un progresso lineare e continuo del compositore, sia a livello personale che professionale.
This dissertation presents the critical edition of twenty-six concertos for solo violin and string orchestra by Giuseppe Tartini, preserved in manuscript transmission. It represents the first Tartinian study to address such an extensive corpus of manuscript compositions from descriptive, analytical, critical-philological, and historiographical perspectives. The thesis stems from an assigned-topic research project, pivoting around two selection criteria for the repertoire: the manuscript tradition of the concertos and their presumed dating to Tartini’s “first creative period” (1721-1735), as established by Minos Dounias in 1935. Dounias’s influential periodization has never been questioned by Tartini scholars, accepted it despite its being based on a stylistic analysis lacking confirmed documentary and historical evidence. Furthermore, it is clear that, in his work on Tartini’s artistic biography, the musicologist crafted a historiographical narrative modeled, more or less forcefully, on that of Beethoven’s life and oeuvre. For these two reasons, it was deemed appropriate to begin this research – structured in four chapters – with a reexamination of Dounias’s work, through a material, codicological, and chronological analysis of the 102 manuscript sources of the concertos.
The first chapter examines four cross-cutting themes across all twenty-six concertos, divided into four sections. The first section provides a formal description of the concertos, while the second presents a recensio of the thirteen collections holding the manuscript sources. Particular attention is given to the collections of the Bibliothèque nationale de France, which can be precisely dated and, in part, traced back Tartini’s autographs. The third section analyzes the author’s manuscripts and proposes to classify them into two broad cathegories (“public” and “private” autographs), built upon recent developments in music genetic criticism. The fourth section addresses the theme of Tartinian mottos, opening up interpretive and genetic questions.
The second chapter contains the editorial and textual criteria of the edition and the musical texts of the concertos, which are accompanied in the third chapter by the critical apparatus, divided into two sections: the description and critique of the manuscripts and the list of variants. The fourth chapter traces the historiographical discourses that have coalesced around Tartini from 1768 to the present day, which are useful for challenging the unified, culturally oriented and stratified perspectives – such as that of Dounias – on Tartini’s biography and ouvre.
In conclusion, the dissertation achieves advances by first providing an authoritative critical edition for the twenty-six selected concertos and by discussing the historiographical classification of Tartini’s “early period” of composition. Moreover, it adopts an alternative methodological approach based on material analysis, allowing new evaluations of both the Parisian collection and the autographs, which are investigated here for the first time from a genetic perspective. Finally, the historiographical discussion reconstructs the substrate of culturally oriented connotations and values that have influenced recent studies, thereby allowing one to move beyond the widespread and oversimplified view of a linear and continuous progress of the composer at both a personal and a professional level.
